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Elogio del cervello e della lettura

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Elogio del cervello e della lettura

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Quando avevo 17 anni volevo fare il giornalista. Mio padre mi sventolava di tanto in tanto certa toponomastica famigliare. Diceva che siccome veniva dal paese di Indro Montanelli, mi avrebbe procurato i contatti per poterci parlare. Io tergiversavo, facevo lo gnorri. Non mi ci vedevo proprio ad avere come mentore uno tanto vecchio e tanto schierato a destra. Io a 17 anni pensavo in maniera decisamente manichea. O bianco, o nero e poi soprattutto non avevo mai torto. A 17 anni avevo sempre ragione in un mondo fatto di noi e loro. Che coglione!

Da quell’età spavalda ad oggi ho battuto il muso su tutte le questioni importanti che la vita ci mette davanti: il lavoro, l’amore, la famiglia, gli amici, la salute. Tante volte il grugno c’ho battuto, che alla fine l’elemento calcestruzzo che mi pervadeva, si è smussato, ammorbidito, fatto flessibile agli scossoni, tenue alle tensioni. In tutti questi anni i libri sono sempre stati lì accanto a me a darmi una buona via d’uscita dai vicoli ciechi nei quali mi mettevo. E allora ci sono stati libri letti per amore, per gelosia, per gola, per allucinazioni temporanee. Ci sono stati quelli di viaggio, quelli saggi e di saggistica, quelli mistici e quelli autobiografici. Non sono mancati ovviamente quelli storici, quelli “questo libro non lo leggerò mai” quelli in lingua straniera e quelli muti. E tutti, dico tutti, mi son costati una fatica bestiale.

Io non sono uno che legge veloce come quelli da 10-15 pagine al minuto. Non ho neppure una memoria fotografica, anzi a dire il vero penso di avere la memoria volatile più scarsa di quella di un microprocessore del ’94. Mi distraggo facilmente, mi porto in petto una dislessia per cui le parole mi si accavallano: mentre leggo, mentre scrivo. Però mi piacciono le storie e, adesso che vado per il mezzo secolo, ho scoperto che mi piace di più leggermele a voce alta. D’altro canto anche storicamente la lettura nasceva come un atto fonetico, non silenzioso rimuginato. La lettura intima è venuta solo successivamente, come atto meditativo, intimista.

Oggi io, nella solitudine della mia caverna di lettura, le pagine le scorro sull’onda del suono della voce, perché mi piace come è maturata la mia voce, quelle sfumature adulte, quelle armonie basse, che si fanno più roche dopo qualche pagina come una vecchia auto degli anni settanta che andava scaldata prima di poterci viaggiare. E qui magari ci starebbe bene una corposa citazione di un qualche scrittore famoso, una di quelle frasi morbide azzeccate su quanto sia importante leggere, ma a dire il vero solo questo mi viene da dirvi: leggere è l’unico fottuto momento in cui l’orrore che si trova in agguato dietro ogni angolo della vita si annulla, e mi sento in pace.

E invece vi lascio con un antidoto. Si parla molto di vaccini, beh qui, a portata di mano, gratis, innocuo, indolore e con un manifesto effetto collaterale, “la conoscenza”, avete LA LETTURA. Ben 12 dosi di un farmaco somministrabile all’infinito. Raccomandato dalle migliori menti di tutte le generazioni, non dovrete far altro che allungare la mano.
Ora fuor di metafora, vi invito a leggere questo articolo datato 2014 che potrà fornirvi qualche spunto riguardo a certi effetti ben evidenti fra noi e che riguardano il rapporto tra uso dei social media e perdita del linguaggio. In buona sostanza ciò che è accaduto senza che ce ne rendessimo conto, è che siamo dentro Black Mirror. Ogni dubbio, ogni curiosità, necessità viene risolta da una applicazione che in tempo reale risponde senza tema di fallo. Inquadrare, scannerizzare e cliccare sono i tre verbi che regolano la quotidianità degli individui moderni. Non ricordi il nome di una canzone che stai ascoltando? Apri la app. Vuoi andare a mangiare in un posto vicino a dove ti trovi? Apri la app. Come si chiama quella pianta che fa quelle foglie a forma di cuore. Non c’è problema, apri la app. Il linguaggio si perde nell’arco di un bit, e il cervello risponde sgomitando a destra e a manca perché quello che vuol fare è imparare, non lasciare che altri rispondano per lui.

Vi ho annoiato? Bene perché a partire da lunedì ci vedremo in classe

Intanto date un occhio ai libri selezionati per questa nuova edizione di lettori superiori e ascoltatevi la prima playlist dell’anno

Buona lettura e buon ascolto.

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