Che cosa c’è da ridere

Che cosa c’è da ridere

La storia del giovane comico ebreo che sfidò il nazismo

Federico Baccomo

Immagina una stanza spoglia, molto ampia e illuminata. In questa stanza, la mattina presto, centinaia di persone sono state radunate per essere spedite lontano, in un altro paese, dove saranno ammazzate. Ora, però, la stanza ha cambiato aspetto. Il terrore ha lasciato il posto a un’atmosfera dolce di attesa, sulle panche uomini e donne chiacchierano tra loro. In questa stessa stanza, c’è anche un giovane prigioniero. È in piedi, al centro del palco, illuminato dai fari. Sa che deve concentrarsi soltanto sull’unica possibilità di salvezza che gli rimane. Fare ridere il comandante. Fare ridere il lupo seduto proprio lì, di fronte a lui, fare ridere il suo nemico. Quel giovane uomo si chiama Erich Adelman. E questa è la sua storia, quella di un ragazzino ebreo nella Berlino degli anni Trenta che cresce in una casa dove non si ride mai. Erich desidera solo due cose: l’amore di Anita, la ballerina ritratta sulla cartolina donatagli da un uomo senza gambe incontrato per strada, e diventare un grande comico, calcando il palco dei migliori cabaret della Germania. Sogni, i suoi, che proprio nel momento in cui sembrano potersi realizzare, si scontrano con la più abominevole delle realtà, la tragedia della Shoah. In questo magistrale romanzo Federico Baccomo riesce a tenere assieme comicità e tragedia, che si riflettono l’una nell’altra e a vicenda si illuminano e si potenziano. Grazie anche a un grande lavoro di documentazione, ci regala una toccante storia di formazione ispirata a quella dei tanti ossuti e stremati Erich che sfidarono il nazismo opponendo l’arte e l’intelligenza alla grettezza, all’ottusità e alla violenza, per continuare a sentirsi, nonostante tutto, esseri umani.
Federico Baccomo è nato a Milano nel 1978. Ex avvocato, ha lasciato la professione per dedicarsi alla scrittura. È autore dei romanzi Studio illegale (2009), La gente che sta bene (2011) e Peep Show (2014), pubblicati da Marsilio. Dai primi due sono stati tratti gli omonimi film.

Recensioni

Dario Bucaioni

Questo libro racconta dei sogni di un ragazzo ebreo, Erich, nella Germania del primo dopoguerra, che scopre prima il suo amore per una modella, Anita, e poi il suo grande talento nascosto, ossia la comicità. Già questo di per se è molto comico perché in casa Adelman non si ride mai. Il padre di Erich, vedovo, porta avanti il suo negozio da cappellaio in una Germania disastrata economicamente e vorrebbe che suo figlio lo aiutasse. Lui però ha deciso di inseguire il suo sogno, e per questo comincia a esibirsi in numerosi cabaret della città, fino a che sarà costretto a scappare da Berlino per scappare alla persecuzioni nazionalsocialiste.
Questo libro mi piaciuto molto, in quanto è molto scorrevole e mi è piaciuta l’idea dell’organizzare il testo in piccoli capitoletti aperti da brevi frasi.


Martina Pittoni

Questo libro parla di un giovane ragazzo ebreo di nome Erich che vive a Berlino insieme a suo padre, il signor Rudolf. Durante il racconto il protagonista sarà messo a dura prova per cercare di salvare la sua famiglia dalla terribile tragedia della Shoah. Grazie alla sua passione per il mondo della comicità e delle battute riuscirà ad avere dei trattamenti speciali da parte delle SS e a sfuggire ai treni del martedì che partivano alla rotta di Auschwitz. Durante questo periodo storico casatrofico troverà anche l’amore, il suo primo amore, Anita che anche lei verrà rinchiusa nei campi di concentramento poiché amava un ebreo ma era ariana. Nell’ultimo macro capitolo intitolato Polonia, inzia l’orrore in cui sarà coinvolto anche Erich. Questo libro mi è piaciuto molto e ha superato di gran lunga le mie aspettative anche se, solo nelle ultime pagine, tutto si fa chiaro e si conclude molto bene.
Questo testo lo consiglio ai ragazzi delle superiori che vogliono leggere un libro storico ma non troppo pesante. Infatti “Che cosa c’è da ridere” parla di un argomento molto profondo e orrido ma riesce a essere in qualche modo un po più leggero.


Matilde Bonciani

Il libro “Che cosa c’è da ridere” mi è piaciuto veramente tanto. Rispecchia i miei gusti perché da sempre sono stata incuriosita e colpita dal periodo storico in cui è ambientato: il nazismo. È scritto molto bene, ritengo che il linguaggio utilizzato sia facile e scorrevole, l’unica pecca che ho rilevato è che i capitoli sono molto lunghi e secondo me questa modalità di suddivisione del testo può portare a una distrazione da parte del lettore.


Flavia Veizaj

Il libro mi ha incuriosito molto perché ogni scena mi portava a leggere la prossima pagina. Ci sono state molte parti che mi hanno colpita ma in particolare c’è stata una scena che mi è piaciuta molto, è quella dove Il magnifico Walter fece la battuta “ Che io, di morire, non ho paura, nessuna paura proprio. Una cosa soltanto, spero: Di morire in pace, nel sonno, come mio padre , e non gridando terrorizzato come i suoi passeggeri”, che ispirò erich a intraprendere la sua carriera da comico, è stato il punto in cui mi a fatto riflettere e solo allora quando ho capito la battuta, ho capito l’intento di Erich. Il fatto che le scene di ogni pagina abbiano un titolo, ti
aiuta molto a capire di cosa si sta parlando. Questo racconto mi ha fatto provare 2 emozioni che non hanno niente in comune come una medaglia che a 2 facce completamente diverse, ossia la comicità e la tragedia, mi ha fatta sentire sia felice che triste, aveva un lato divertente ma allo stesso tempo tragico. Un lato negativo è quello dell’innocenza del figlio, ovvero che suo padre lo picchiava, lo chiamava disgraziato, lo maltrattava offendendolo continuamente solo perché durante il parto la madre a perso la vita. Nel complesso questo libro mi ha intrigata molto a leggerlo e mi ha fatto credere che io fossi dentro la sua vita come se fossi nel suo mondo.


Zoe Agnolozzi

Questo romanzo parla di un uomo ebreo di nome Erich Adelman, che cresce in una casa dove non si ride mai. Desiderava solo incontrare Anita, una ballerina raffigurata in una cartolina e diventare un grande comico, ma purtroppo tutti questi desideri furono infranti, quando arrivò la Shoah. Questo racconto non mi è piaciuto, perchè non è il mio genere, preferisco il genere horror e d’avventura. l’ho trovato molto triste, anche perchè un uomo che aveva questi due desideri che gli sarebbe piaciuto realizzare, ma non verranno mai realizzati per colpa della shoah che prese di mira soprattutto gli ebrei.


Giulio Bassani

Che cosa c’è da ridere è un libro scritto da Federico Baccomo. Racconta la storia di un giovane comico ebreo, Erich.
Erich vive a Berlino negli anni della seconda guerra mondiale.
Proprio quando Erich riesce a diventare un comico ed a esibirsi nei locali di Berlino Hitler emana le leggi razziali, che tolgono agli ebrei quasi ogni diritto.
Successivamente Erich viene trasferito con suo padre e suo cugino in un campo di concentramento, dove un giorno ogni settimana gli ebrei deportati vengono trasferiti ad Auschwitz attraverso un treno.
Erich, con altri artisti presenti nel campo riesce a mettere insieme una compagnia che fa spettacoli, per questo motivo riesce a scampare ai treni per Auschwitz. Però un giorno farà un torto al capo del campo e sarà trasferito ad Auschwitz.
È un libro molto scorrevole, che a differenza degli altri libri si questo argomento, non racconta solo come gli ebrei vivevano nei campi di concentramento, ma anche la storia di Erich.


Gianluigi Todde

In quest’opera l’autore riesce a raccontare il lato comico di uno dei periodi peggiori della storia recente, che ha portato alla morte di milioni di persone sia sul campo di battaglia che tra i civili. In questo libro il protagonista è uno come tanti, tra gli ebrei che dovettero fuggire dalla Germania e nascondersi, lasciando il proprio lavoro e la propria vita, l’unica differenza è che il suo lavoro è proprio far ridere, una cosa molto importante soprattutto nei momenti difficili, in cui difficile è anche provare felicità o spensieratezza, ridendo alle battute di qualcuno sul palco la sera. Nonostante questo però, il protagonista, Erich, continua a cercare di far ridere in uno dei momenti peggiori per le persone nei campi di smistamento e questo fa capire quanto le persone come lui siano fondamentali nonostante, sia il comico come altri lavori artistici, siano considerati lavori meno importanti soprattutto in momenti di grande crisi. L’autore è riuscito a tenermi incollato alle pagine, facendomi affezionare al protagonista che come un numero infinito di altre persone ha sofferto senza però perdere mai la speranza, aiutando quelli che invece non riescono a vedere la luce in fondo al tunnel anche solo con un sorriso o addirittura una risata.


Duccio Pierattini

In Che cosa c’è da ridere, romanzo di Federico Baccomo edito da Mondadori, l’autore racconta la tragedia attraverso una commedia.

E’ un punto di vista narrativo molto interessante oltre che legato a un solido filo rosso con la tradizione umoristica ebraica.

Quella di Che cosa c’è da ridere è la storia di Erich Adelman il quale decide di affrontare la deportazione nell’unico modo per lui possibile: sostituire al terrore e alla paura la risata.

Il suo obiettivo è quello di far ridere le persone là dove la risata non potrebbe mai vedersi.

Prima di questo ambizioso obiettivo, Erich ne aveva altri due: conquistare la bella ballerina Anita e quello di arrivare su i più importanti palcoscenici dei Kabarett tedeschi come comico.

Ma la Deportazione si intromette nei suoi piani e lui, da comico e aspirante attore, si affiderà all’arte dell’improvvisazione.

All’ interno del romanzo Che cosa c’è da ridere è presente un ingrediente fondamentale e cioè l’amore per la vita di cui la risata è diretta emanazione, e c’è la volontà di raccontare non solo una storia ma una tradizione.


Nicholas Mugnaini

La storia di Erich è affascinante; un ragazzo nato in un mondo, in una famiglia, privata sin dal principio persino del sorriso, si ritrova, in seguito ad una confusionaria e tremenda sequenza di vicende, a fare uso prorpio del gesto più umano, la risata, per rimanere in vita.

Lo stesso racconto è incredibilmente verosimile, proprio per l’attenzione accuratissima ad ogni dettaglio riguardante la semplice e, effettivamente, infelice quotidianità del protagonista, sconvolta totalmente da un fatto storico ricordato proprio per la sua crudeltà.Oltre alla vicenda storica e all’ amore del protagonista verso una fanciulla particolare, posso tranquillamente confermare che la parte che mi è rimasta maggiormente impressa nella totalità del racconto è stata sicuramente la “trasformazione” del protagonista durante la crescita. In particolare il rapporto con il padre, durante l’infanzia di Erich inesistente, che è mutato gradualmente nel racconto, sia a causa degli eventi storici, sia per la maturazione del protagonista che è riuscito a manipolare la sua passione, ovvero la capacità di far ridere, in un mezzo di sopravvivenza.


Andrea Gennaro

La speranza del sorriso

Questo libro racconta la storia di Erich, un giovane ebreo, che abita a Berlino e ha una grande passione per la comicità tanto che riesce ad esibirsi in qua e in là in qualche cabaret di Berlino; Erich è anche innamorato della giovane Anita che lo ha fatto innamorare dal primo momento e che finalmente sta riuscendo a conquistare dedicandole anche qualche spettacolo. Tutto procede al meglio fino a che si entra nel periodo in cui subentrano le prime leggi antisemite che costringono Erich e suo padre Rudolf a scappare ad Amsterdam, dove sembra che il pericolo sia passato fino a che la Germania non conquista l’Olanda e adesso anche lì la vita diventa più difficile tantoché i due sono costretti a nascondersi in una piccola cantina grazie ad un suo cugino. Ma l’inevitabile arriva e quello che dovrebbe essere un giorno felice per Erich perché finalmente la sua Anita era andata in visita nella città, proprio quel giorno diviene buio e cupo perché le SS sfruttano Anita per arrivare al nascondiglio ed Erich viene catturato. Da qui la storia è tutta in salita per Erich perché viene deportato nel campo di Westerbork dove riesce a strappare dei piccoli sorrisi anche a chi sa di morire.

Il libro racconta molto bene come le leggi antisemite cambiano radicalmente la situazione delle persone perseguitate dai nazisti, tanto che non importa chi sei, importa che sei ebreo, ma importa anche la passione e la speranza che possono portare una persona a non arrendersi mai anche dove l’arrendersi è inevitabile. Quella forza con cui molti ebrei hanno lottato fino alla fine per non far succedere l’inevitabile: anche un piccolo sorriso in un momento in cui non c’è niente da ridere, può farti sopravvivere.


Chiara Calonaci

Commento al libro Che cosa c’è da ridere di Federico Baccomo.

Il libro è uscito in prima edizione nel gennaio del 2021. L’autore ha pubblicato altri romanzi ma è anche uno sceneggiatore di film e serie televisive.

Questo libro appartiene al genere storico/drammatico, infatti racconta la storia di un ragazzo ebreo, di nome Erich, nella Berlino degli anni 30.

La sua storia personale è triste e Erich cresce in una casa dove l’atmosfera è molto cupa e non si ride mai. Quasi per reazione, egli scoprirà la sua vocazione di attore comico e coltiverà il sogno di diventare un grande attore che recita nei migliori cabaret della Germania. I suoi sogni sono drammaticamente interrotti dalla Shoah che stravolge la sua vita, come quella di tutti gli ebrei.

Internato in un campo di concentramento, egli trova il modo di recitare ugualmente, entrando in un gruppo di artisti che una volta alla settimana si esibisce per tutte le persone del campo compresi i detenuti.

Secondo me questa decisione nasce dal desiderio di Erich di combattere con la risata il terrore di morire.

Lo stile dell’autore è molto semplice e scorrevole e la narrazione è fatta in terza persona.

La storia mi ha catturato al tal punto che non riuscivo facilmente a interrompere la lettura perché desideravo sapere quello che sarebbe successo. Infatti, secondo me, è un libro pieno di continue “sorprese” che incuriosiscono il lettore.


Tommaso Innocenti

In questo libro l’autore narra la storia di Erich comico ebreo durante il nazismo narrandola da un punto di vista “felice” rispetto alla tristezza attorno al protagonista. Nel libro si parla anche del suo amore per Anita un amore reso impossibile dal fatto che lui non può conoscerla. Penso che la tristezza della shoah, della deportazione e del nazismo sia bene alternata ai desideri del protagonista e alla felicità che porta la comicità. Mi è piaciuta molto la storia, ma anche il personaggio, la sua determinazione e forza per andare avanti.


Lorenzo Arena

Il libro “che cosa c’è da ridere” mi è piaciuto molto, soprattutto il modo in cui Erich sia stato disposto a fare qualunque cosa pur di salvarsi la vita in un periodo storico tragico che l’autore tratta con molta cura e delicatezza.


Lorenzo Felici

Ritengo questo romanzo molto bello, in quanto riesce a trattare in maniera non convenzionale temi tragici come quelli della Shoah. Non è semplice trattare aspetti drammatici in maniera leggera, cercando di far capire a tutti la vera potenza di un sorriso, ma in questo caso l’autore ci riesce, facendo alternare momenti di leggerezza ad altri di riflessione profonda. Il protagonista cerca di sfidare il nazismo opponendo ad esso l’arte e l’intelligenza, ribellandosi alla pericolosità e all’ottusità di questo evento. L’autore vuol far comprendere ai propri lettori che gli esseri umani sono tutti uguali e che le differenze di etnia, di razza e di colore non devono creare disparità fra persone. A me è piaciuto questo libro in quanto, nonostante racconti una tragedia come la Shoah, cerca di opporre alla tragedia del nazismo la forza del sorriso, raccontando di come un semplice ragazzo si ribelli alla violenza con la sola forza della normalità. Erich, infatti, non vuole niente di speciale, ma ha come unico obiettivo quello di regalare un sorriso agli altri e di vivere il futuro con la donna della quale è innamorato. L’autore vuol farci comprendere che a volte è proprio la normalità l’arma più forte da contrapporre alla violenza ed alla stupidità degli uomini.


Niccolò Peri

Io personalmente ho apprezzato il libro per vari motivi ma uno in particolare è che parla di molti eventi storici avvenuti durante la seconda guerra mondiale. In un certo modo assomiglia, parlando di avvenimenti storici, al “diario di Anna Frank” visto che entrambi i protagonisti si dovranno nascondere dai Nazisti che provano a deportati nei campi di concentramento e anche la loro fine è simile. Consiglio questo libro soprattutto agli amanti di storia( seconda guerra mondiale in questo caso)


Raffaele Tarini

Consigliatissimo, racconto realistico, ispirato a fatti realmente accaduti.
Tragico, struggente e comico.
Un ragazzo odiato dal padre, che entra nel mondo della comicità di nascosto, una storia d’ amore ostacolata dalla discriminazione raziale, e la permanenza a Westerbork e Auschwitz.
Fa comprendere la vita degli ebrei in quel periodo, ma soprattutto fa capire come sia difficile far ridere in certi momenti.


Filippo Cilemmi

Che cosa c’è da ridere è un romanzo molto appassionante: appena l’ho iniziato a leggere mi è piaciuto così tanto che non sono riuscito a smettere.
In questo libro l’autore parla di un evento tragico, come la deportazione, tramite la commedia.
Infatti a me ha fatto ridere ma anche commuovere.
Si tratta di una storia che parla di odio, amore, famiglia e speranza in un mondo migliore.
Del protagonista (Erich) mi è piaciuta tanto la sua tenacia e ho sperato che, durante la sua esibizione riuscisse a fare ridere il comandante, così si sarebbe salvato.
Erich è un’artista che oppone la sua intelligenza alla violenza dei nazisti.
Un libro che veramente consiglio a tutti di leggere!


Stella Monaco

Commovente, simpatico e travolgente, il libro mi ha suscitato una marea di emozioni diverse tra loro.Tutto questo grazie alla bellissima scrittura, ma soprattutto dai personaggi caratteristici e che rimangono nel cuore lasciando un’impronta sicuramente positiva. Impossibile non piangere al finale. Libro indimenticabile, che tutti, ragazzi e adulti, dovrebbero leggere.

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