Devo essere brava

04-Devo essere brava

Devo essere brava

Alessandro Q. Ferrari

Sara deve essere brava. Deve essere brava, e non ci sono alternative. Perché in caso contrario non rivedrà più suo fratello Rocky, non glielo lasceranno portare a casa, non potrà mai viverci insieme. E Rocky è tutto ciò che vuole dalla vita. Quello e andarsene da Roveto, dove il grigiore annebbia la mente e impedisce di vedere il futuro. Certo, il fatto che suo padre se ne sia andato non aiuta. Nemmeno che sua madre abbia trovato lavoro in città e abbia deciso di abbandonarla. Ha la rabbia ai denti, Sara. È questo mondo storto e sbagliato, dove una diciassettenne può ritrovarsi all’improvviso sul baratro di un abisso, che gliela fa venire. E lei ha bisogno di distruggere, mordere, rompere, forse anche solo per togliersi quel sapore nero che ha in bocca, come se l’unico modo di avvicinarsi alla realtà fosse azzannarla. Sara deve essere brava, per trovare una via d’uscita a tutto questo. Ma da sola non può farcela. Può farcela? Amicizie sbagliate, ragazzi sbagliati, adulti sbagliati. Sara sa solo ripetersi quello che deve ma non riesce a essere. Finché una notte, a Roveto, tocca il fondo dell’abisso, e capisce che è il momento di risalire. Non importa se tutto il mondo le è contro, niente potrà fermarla. Dall’autore del bestseller Le ragazze non hanno paura, una storia che racconta la ferocia e la grazia dell’adolescenza. Sedici le canzoni illustrate – La collina dei pioppi, Anna e Marzio, I marinai tornano tardi, Mara e il maestrale, La notte di San Lorenzo, Nyx, Franz e Milena, Wordsworth, La vita dopo la notte, La notte di San Bartolomeo, La stella e il marinaio, Ancora buonanotte, L’uomo senza sonno, Le notti bianche, Le invasioni barbariche e Grecale -, alcune sviluppate in lunghe strisce a fumetti, altre condensate in poche o addirittura in un’unica, significativa, vignetta.

Autore

Alessandro Q. Ferrari è uno sceneggiatore di fumetti, cartoni animati e serie tv. Nel 2016 la sua graphic novel Star Wars The original trilogy è stata un bestseller mondiale, nella top ten del «New York Times». Dal 2006 Alessandro collabora con De Agostini, The Walt Disney Company, Lucasfilm, Rainbow, Rai, Luxvide, Zodiak, Rizzoli/Lizard. Le ragazze non hanno paura è il suo straordinario romanzo d’esordio

Recensioni

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Aurora Shurdha
6 mesi fa

Il libro è molto difficile da leggere e non e molto scorrevole come lettura . Non si capiscono molto le situazioni che accadano .
Purtroppo è un libro che non ti da la voglia di continuare la lettura perché (a parer mio)sai già le cose che accadono …
Io non consiglio questo libro alle persone che amano ,come me , le letture avventurose ,romantiche o fantasy .

Emma Lapini
5 mesi fa

E’ un testo che ti coinvolge, ti dà la mano e ti porta lontano, dove non si sa ma da qualche parte ti porta, ti porta a pensare, ti porta a capire che fatti come questi possono accadere nella vita di tutti i giorni e quindi trovo che leggere questo libro sia stata un’opportunità per riflettere su argomenti che non vengono spesso affrontati.

Ho colto quest’occasione e non me ne pento, mi sono subito immedesimate nel personaggio, ho provato a mettermi nei suoi panni e chiedermi cosa avrei fatto al suo posto, come mi sarei comportata, come avrei affrontato i problemi e se sarei stata in grado di farlo.

Una storia di coraggio, di amore, di amicizia, un testo colmo di emozioni, paura, spensieratezza, disprezzo e anche gioia, pochi e piccoli momenti di gioia. Sara vuole sentirsi amata da una famiglia che non esiste, vuole sentirsi protetta e al sicuro insieme al fratello che non è fisicamente presente, per questo dovrà comportarsi in modo responsabile e maturo davanti agli adulti ma anche con i coetanei sennò vedrà il suo sogno sgretolarsi davanti ai suoi occhi. 

Sara Meziu
4 mesi fa

Anche io qualche volta credo di avere la Confusione di Perich, per chi non lo sapesse sono quei momenti in cui non sai cosa fare, sei in totale confusione, ti senti solo, distante da tutti, nessuno riesce a sentirti o tantomeno a capirti come se stessi cadendo in un pozzo senza fine oppure come se ti trovassi in mezzo al mare. Io però non ho una vita incasinata tanto quanto quella di Sara, suo padre una mattina ha deciso di andarsene di casa promettendo di tornare presto, ma Abramo è sempre stato bravo a dire bugie; sua madre invece è una persona su cui non si può proprio contare, davvero inaffidabile soprattutto dopo che ha trovato lavoro in città e l’ha abbandonata; poi c’è suo fratello Rocky: la persona che ama di più al mondo, lui però non vive insieme a Sara e al padre, sta alla Residenza Scolastica Demoniaca, la cui direttrice è la Mozzacapa. Sara aspetta di rivedere Rocky dopo la Grandiosa Evasione che hanno progettato grazie alla Stanza Galleggiante, avverrà il giorno del suo diciassettesimo compleanno, Sara vuole che Rocky torni a casa, vuole vivere con lui, insieme. Nel frattempo deve cercare di essere brava e non mordere, deve trattenersi e sopportare il sapore nero che ha in bocca, ma il fatto che Abramo se ne sia andato quando mancava poco alla Grandiosa Evasione non aiuta; però Sara può farcela, Sara può farcela? Perché deve essere tutto così difficile e confuso, ora tutto intorno a Sara appare sbagliato perché nessuno presta mai attenzione, deve farlo lei, lei può farcela. 

Chiara Giorni
4 mesi fa

Il libro “Devo essere brava” di Alessandro Q. Ferrari parla di questa ragazza di nome Sara, che ha davanti a lei una vita cruda.

Questo libro mi è piaciuto molto perchè fa riflettere, è scorrevole ed ha molto significato di una realtà che potrebbe capitare anche nel mondo di oggi.

Duccio Corri
3 mesi fa

C’è un gioco delle parti tra adulti e adolescenti, che spesso e volentieri si inverte e che attribuisce a questi ultimi responsabilità e ruoli che non competerebbero loro ma che inevitabilmente sono chiamati a ricoprire a causa delle carenze dei diretti interessati. Ciò ovviamente non può che avere delle ripercussioni sullo stato psicologico dei ragazzi che, destabilizzati, diventano vittime di paure, timori e deviano senza possibilità di scampo dalla retta via, facendo diventare il piccolo paese di Roveto in questo caso, o qualsiasi altro posto nel mondo, il luogo  dei pali storti, dove prima o poi qualcuno si accorgerà che qualcosa non va e nessuno potrà più fare finta di niente.

Di tutto questo parla “Devo essere brava” che,  oltre al titolo è anche la frase che in esso si ripete più spesso; è Sara, la protagonista, che la pronuncia continuamente, quasi a volersi convincere del suo contenuto, a dispetto delle apparenze. Deve esserlo in tutti i modi per riprendersi Rocky, il suo amato fratellino, che è stato affidato ad una Residenza Scolastica Demoniaca in quanto nessuno della famiglia può o vuole occuparsene, a parte lei che, essendo minorenne, ha degli impedimenti oggettivi e che del suo recupero ha fatto la sua ragione di vita.

E’ una storia sulla difficoltà di essere adolescenti, di essere accettati nel tentativo di somigliare anche solo lontanamente a qualcuno che piaccia al prossimo, adulto o coetaneo che sia, anche se ciò implica comportarsi non come si vorrebbe ma come il mondo esterno vorrebbe che facessimo.

Non è un libro leggero, anche se il tema potrebbe farlo credere parlando di ragazzi e delle loro storie: qui l’attenzione è focalizzata sulla protagonista che si trova a combattere con problemi molto più grandi di lei e che la fanno essere irriverente, crudele e a volte molto egoista. E’ tormentata, spaventata e rabbiosa e compie gesti che il lettore fatica inizialmente ad accettare ma che poi proseguendo nella lettura, comprende e quasi giustifica. E’ una ragazza sola, che prende la vita a morsi e che ha difficoltà anche a fidarsi delle uniche persone che in qualche modo le tendono la mano offrendole il loro aiuto.

Francesca Dolfi
3 mesi fa

“Lo so che cosa pensate. Perché dovrei leggere questa storia? Con tutto quello che ho da fare. Forse non avete capito. Dovete leggerla perché ne ho bisogno io. Se voi non la leggete, io non la scrivo e se non la scrivo finisce che faccio qualcosa di veramente pericoloso.”
Questo è l’incipit. L’inizio che mi ha incuriosito tanto da farmi andare avanti a leggere il libro e lo stesso inizio con il quale io invito voi a proseguire la lettura di questa recensione.
Essere bravi è un po’ l’obiettivo di tutti ed è anche quello di Sara, una ragazzina con due genitori imprevedibili e poco attenti, che deve comportarsi bene per riuscire ad ottenere, quando compirà diciotto anni, l’affidamento del fratellino Rocky, la persona più importante di tutte per lei.
Vive a Roveto, una città che lei descrive come vuota e noiosa, che vorrebbe lasciare il prima possibile, anche se ritiene che non sia facile abbandonarla.
Dentro di sé ha una rabbia imponente ed ingestibile, che la porta a fare cose più o meno positive e spesso dice tutto ciò che pensa non riflettendo sui sentimenti degli altri. Sara farà di tutto per avere suo fratello con sé e per escluderlo dal mondo comune facendolo rimanere nella sua fervida immaginazione.
È un libro scritto bene, si legge volentieri ed è molto scorrevole e coinvolgente fin dall’inizio. Forse lo dico perché questo genere è uno dei miei preferiti e sono di parte, ma credo che piacerebbe anche ad altre persone perché tratta molti temi, tutti importanti e interessanti allo stesso modo.
L’ho trovato avvincente ed emozionante, ad eccezione del finale, che immaginavo e speravo fosse diverso.
Essendo un romanzo di formazione, Sara nel libro matura molto e capisce quali sono le cose e le persone veramente importanti e quelle che invece non lo sono.
Credo che all’inizio questa ragazza, avendo passato tante sventure e tutte da sola, sia arrabbiata con il mondo, ma che alla fine riesca a non dare più importanza alle brutte esperienze che le sono capitate, ma solo ai risvolti che la vita le ha regalato.
Apprezzo molto il fatto che ci sia un amore reciproco fra questi due fratelli che sono soli contro il mondo(può sembrare una frase fatta, ma dopo aver letto questo libro chiunque potrebbe dire che non lo è).

Maya Sali
3 mesi fa

Devo dire che il libro “Devo essere brava”, non è stato affatto come me l’aspettavo. Non so cosa mi immaginassi prima di leggerlo, ma vedendo la copertina e scorrendo velocemente le prima righe della trama ricordo di aver pensato istantaneamente a un tipo di romanzo completamente diverso, che non c’entra nulla con ciò che il libro è veramente. A essere sinceri, iniziare a leggerlo e scoprire che mi ero totalmente sbagliata è stata una piacevole sorpresa, perché mi ha permesso di cimentarmi in un genere di lettura che affronto molto raramente e che di solito trovo abbastanza noioso. “Devo essere brava”, però, mi ha catturato in un modo davvero speciale, e le parole dell’autore mi sono entrate dritte nel cuore. Ho trovato strabiliante come Alessandro Ferrari è stato in grado di descrivere gli stati d’animo di Sara, in un modo così perfetto e coinvolgente che spesso mi sono ritrovata a trattenere il fiato, riuscendo a percepire la sua rabbia anche sulla mia pelle. Lo stile in cui è scritto è davvero particolare e diverso dal solito, in un modo che alcune volte ho trovato un po’ difficile da seguire e forse un pochino pesante, motivo per il quale non ho passato ore e ore a leggerlo ma l’ho diviso in piccole parti attraverso i giorni. Tranne questa piccola cosa, però, la lettura è stata davvero interessante e formativa, mi ha aperto gli occhi sull’inferno che alcuni adolescenti come me passano e anche sulla forza che trovano per rialzarsi. E’ stato gratificante anche notare come uno scrittore maschio abbia deciso di raccontare la storia di una ragazza, cosa che non succede spesso perché, come dice Michela Murgia, non si tratta banalmente di “immaginarsi donna”, ma di credere fino in fondo che le storie delle donne abbiano la stessa dignità di racconto di tutte le altre. Il fatto che Alessandro Ferrari l’abbia fatto mi riempie il cuore di speranza, speranza per un futuro migliore, che permetta alle donne di essere considerate veramente al pari degli uomini.

rebecca ercoli
3 mesi fa

Sara, diciassette anni e un’irrefrenabile voglia di mordere, ma deve essere brava. Deve essere brava per riprendersi l’ultima cosa che le rimane, suo fratello Rocky. Sara, dopo che entrambi i genitori l’hanno abbandonata e le è stato sottratto il fratello Rocky dai servizi sociali, si ritrova a vivere da sola in una città che le sta stretta, perché è stufa di dover essere sempre brava, non sa esserlo e vuole sperimentare, sbagliare e commettere tutti gli errori che i ragazzi fanno, non vuole essere riempita di responsabilità che le hanno scaricato addosso. Sara è il ritratto dell’adolescenza, con amori e amicizie sbagliate, ma ogni volta che fa qualcosa che sa che non dovrebbe fare, inizia a sentirsi in colpa e a ripetersi che deve essere brava. Sara non vuole seguire i canoni che la società le impone, vuole fare quello che desidera e sentirsi libera da tutto, non vuole diventare un tasto che ha sempre le stesse reazioni.
“Ogni volta, non importa che giorno sia, se nevica o c’è un caldo atroce, non importa nemmeno che sia successo qualcosa di brutto o di bello, il tasto della L fa sempre la L. Non mi riflette più. Io non sono un tasto. Non diventerò mai un tasto.”
Sara però è costantemente delusa dalle persone, perché si aspetta che loro osservino ogni particolare del mondo che li circonda come fa lei o che prestino attenzione a qualsiasi minima cosa. Ma con il tempo capisce che non è così e inizia a non avere speranza e a non dare più fiducia alle persone, in modo da non rimanere ferita.
Sara: un personaggio difficile a cui affezionarsi, perché spesso è irrispettosa ed egoista, molte volte implode dentro di sè, pensa di non riuscire a essere brava e di dover mollare tutto, ma altre volte riesce a controllarsi e ad eliminare quel “sapore nero” che ha sempre in bocca, a cancellare quella “fame che non ha cibo”.
Sara non vuole più avere fame.
Deve essere brava per Rocky e tutto andrà bene, manca poco.

mattia cacciari
3 mesi fa

Mi è piaciuto molto questo libro e mi ha tenuto tutto il tempo con gli occhi incollati sulle sue pagine, anche se all’inizio procedevo un po’ a rilento nella lettura. Mi è piaciuto molto il modo di scrivere di Alessandro Q. Ferrari, in particolar modo il suo modo di scegliere parole crude per descrivere situazioni di difficoltà, come ce ne sono molte nel libro. Forse quest’estate leggerò anche “le ragazze non hanno paura”, sperando che mi possa piacere quanto mi è piaciuto questo.

In questa lettura abbiamo una protagonista complicata, con cui il lettore inizialmente fatica ad immedesimarsi, dati alcuni suoi comportamenti; ma procedendo nella lettura si capisce la causa del suo atteggiamento arrabbiato e a volte orgoglioso e non si può fare a meno di sperare per il suo bene. Sara, la protagonista, ha spesso idee avventate e si spinge in pensieri forti che spingono anche il lettore a riflettere su sé stesso e il mondo in cui viviamo.

I genitori di Sara sono entrambi figure assenti che lasciano a lei tutte le responsabilità, caricandola di un peso troppo grande per una ragazza della sua età, che quindi non fa altro che ripetersi che deve essere brava.

I personaggi sono costruiti veramente bene e in un certo senso io ho ritrovato in loro alcune situazioni della mia vita o della vita di alcune persone che conosco. Credo che questo libro racconti molto bene come ci si sente nell’età di Sara, e come ci si inizia a sentire un po’ anche nella mia, spiegando come lei affronta le situazioni problematiche e come cerca di raggiungere i suoi obbiettivi, per esempio riavere il fratello Rocky.

Ci sarebbe tantissimo altro di cui parlare, ma credo che anche se avessi il doppio dei caratteri a mia disposizione non basterebbero per parlare di ogni sfaccettatura di questo libro, per conoscerle bisogna leggerlo e immergersi nella difficile vita di Sara. Mi hanno colpito molto tutti gli interrogativi che Sara si pone, e il fatto che un secondo pensa una cosa e il secondo dopo l’esatto contrario e sinceramente mi sono ritrovato in parte in questo suo essere, anche io spesso cambio idea avventatamente e resto con la mente perennemente attiva.

Lo consiglio a chi cerca una lettura forte e a tratti drammatica, che parli di rabbia, abbandono e del sentirsi sbagliati; mentre lo sconsiglierei fortemente a chi è alla ricerca di una lettura facile o serena che non lo impegni più particolarmente.

Sofia Bonora
3 mesi fa

Questo romanzo, mi è piaciuto davvero tanto. Penso mi abbia colpito maggiormente per il messaggio che vuole dare, nella parte finale soprattutto, la storia di Sara e di suo fratello ti tocca così profondamente da farti capire cosa realmente importa nella vita. 

Non bisogna partire dall’idea che questo libro sia banale…anzi, mi ha insegnato e fatto capire molte cose e non penso assolutamente che sia scontato.

Un libro che veramente consiglio a tutti, scorrevole e unico nel suo genere, che va letto almeno una volta nella vita.

Penso che il suo punto di forza sia quello di essere stato in grado di mostrare i drammi e i dubbi che si annidano nel cuore di un adolescente come Sara, una ragazza in cui tante altre ragazze possono immedesimarsi (come me) e forse, grazie a lei, trovare la forza di scegliere la strada migliore. Perché non bisogna essere sempre brave, a volte, bisogna soltanto avere il coraggio di accettarsi e di volersi bene, accettare anche quella parte oscura di noi, ma avere la forza di non darle il predominio. 

Ho capito come si sentiva e cosa provava… perché anche io ho avuto un periodo della mia adolescenza dove mi sono sentita un po’ come lei…dove non te ne andava giusta una e volevi solo fuggire da tutto. 

Essendo completamente nel mio stile non potevo che adorarlo, complimenti all’autore Alessandro Ferrari, leggerò sicuramente altro di suo. Infine consiglio questa lettura a chiunque voglia comprendere meglio il mondo degli adolescenti e a chi è in cerca di una storia che morde e lascia il segno.

Buona lettura!

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